Produttività da festeggiare
Monti ha messo in crisi i conservatori concertativi. Indagine su un accordo
E’ stato il governo a forzare, fino a far saltare quella specie di “patto degli scettici” che si era tacitamente stipulato tra Giorgio Squinzi e Susanna Camusso. La sua natura tecnica ha consentito alla Cisl e alla Uil di sottrarsi all’accusa di berlusconismo che veniva lanciata contro di loro ogni volta che concordavano misure, peraltro assai utili, con gli esecutivi di centrodestra. Leggi i commenti di Sergio Soave - Giuliano Cazzola - Michele Magno - Pietro Ichino
19 AGO 20

E’ stato il governo a forzare, fino a far saltare quella specie di “patto degli scettici” che si era tacitamente stipulato tra Giorgio Squinzi e Susanna Camusso. La sua natura tecnica ha consentito alla Cisl e alla Uil di sottrarsi all’accusa di berlusconismo che veniva lanciata contro di loro ogni volta che concordavano misure, peraltro assai utili, con gli esecutivi di centrodestra. Confindustria, che dopo l’uscita della Fiat ha come soci maggiori imprese a capitale pubblico, dovrà ragionare sui danni di una politica conservatrice che non punta sulla priorità della produttività, e pare abbia già cominciato a farlo. Cgil è rimasta fuori dal sistema contrattuale, dovrà porsi il problema di rientrarci, che era poi il programma iniziale di Camusso. [Leggi il commento di Sergio Soave]
Si è concluso il periodo concertativo di antica data, ravvivato dalla Confindustria sotto la presidenza di Emma Marcegaglia, che nel 2010 aveva promosso una convergenza delle parti sociali contro il governo, avvicinandosi alle posizioni della Cgil e rompendo con un Sergio Marchionne. Una delle grandi novità dell’accordo di mercoledì è che il governo guidato da Monti ha tirato dritto. Ed è un salto di qualità. La seconda importante novità è che non c’è stata quella solidarietà che ci si poteva aspettare da parte del Partito democratico. In altri tempi avrebbe sollevato le barricate a difesa della Cgil che è rimasta fuori dall’accordo. Oggi in Aula è stato il segretario dell’Udc a dirsi dispiaciuto che la Cgil non abbia firmato. [Leggi il commento di Giuliano Cazzola]
Il problema interno più spinoso per Susanna Camusso non è la Fiom, ma la Cgil. Il suo centralismo è ormai in contrasto con la realtà del lavoro. Nell’ultimo decennio del secolo scorso Bruno Trentin si inventò il sindacato dei diritti, nel tentativo di unire la crescente diversità delle persone che lavorano. I suoi successori, all’opposto, lo hanno usato per riscoprire il vecchio primato della classe. La vera novità è invece un’altra. E’ la rottura dell’asse consociativo tra Cgil e Confindustria, costruito anche nel corso della presidenza di Emma Marcegaglia. L’associazione guidata da Giorgio Squinzi ha finalmente capito che la scelta di un antagonismo radicale nega la logica negoziale. [Leggi il commento di Michele Magno]
Il mio giudizio sull’accordo è senz’altro positivo, poiché l’accordo va nella direzione giusta: quella del decentramento della contrattazione collettiva e di un maggiore collegamento tra retribuzione e produttività. Ma con una osservazione critica. Il decentramento della contrattazione collettiva era già ampiamente legittimato dall’articolo 8 del decreto legge n. 138 del 2011. Da un punto di vista tecnico-giuridico, dunque, questo accordo non sarebbe stato necessario. [Leggi il commento di Pietro Ichino]